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La mia prima maratona: prima, durante e dopo

Vedevo la maratona come una cosa irraggiungibile. O meglio io non mi vedevo fatta per lei.

Ho provato a prepararne una 14 anni fa e dopo 4 mesi di preparazione con un coach, ho mollato.

Perché?

  1. Troppe regole che non mi permettevano di godermi il “momento allenamento”.
  2. Mi sono infortunata e ho detto: ma vale la pena star ferma 1 mese per fare una cosa che voglio fare solo per sentirmi importante?

Quindi stop. Non mi andava minimamente di barattare corse libere e spensierate, con dolori, corse obbligate, con tempi e km prefissati…aaaah non era più libertà.

Quando poi a marzo 2019 ho dovuto compilare la mia scheda per il profilo ASICSFrontRunnerItaly, dove mi veniva chiesto “che obiettivi hai?”, di getto ho scritto:

“Convincere la mia testa a fare una maratona.”

Non amo le lunghe distanze, no. Voglio godimento breve ed intenso. Voglio partire, sfogarmi, trovarmi e tornare stanca il giusto, carica, col sorriso, senza dolori e non vedere l’ora di rivivere una nuova corsa perché mi rimane l’acquolina in bocca.

Deve rimanermi la voglia, come col cibo. Se mi ingozzo mi viene mal di pancia e la nausea. Il giorno dopo non ci penso proprio a mangiare così tanto.

Con la corsa idem!

Quindi per preparare una maratona avrei dovuto rinunciare ai miei running liberi e goditi perché sarebbero diventati quasi un mestiere ma…ho trovato un compromesso con me stessa.

O forse era più una sfida.

“Preparo una maratona senza fare lunghi in allenamento.”

E così ho fatto.

Ho aumentato le mie uscite settimanali da 3 a 5 (3 running spinti da 8 km e 2 da 11-12 km). Ho programmato 5 gare da 10 km e 2 mezze maratone.

Poi ho aggiunto una gara da 32 km come prova generale.

Ho aumentato il tempo sulla bike da spinning per fare “fondo”.

Ho cambiato il lavoro muscolare affinché fosse a favore di ciò che mi sarebbe servito in gara: potenza, sostegno, forza di gambe, addome e schiena.

Bene. Così potevo accettare.

Quando ho fatto un post in cui dichiaravo le mie intenzioni, avevo tutti contro:

“Non ce la farai mai e se ce la farai arriverai distrutta.”

Questa è stata la frase che mi ha fatto più male e che, a 40 giorni dalla maratona, poco prima della 32 km, mi faceva pensare di nuovo:

“Mollo tutto!”

In realtà dentro di me sapevo che ce l’avrei fatta sono sincera. Sentivo di avere le gambe pronte.

Sentivo di avere la testa giusta.

E via.

Running dopo running, paranoia dopo paranoia, gara dopo gara, è attivato il fatidico giorno.

La settimana prima ho fatto le mie solite corse ma più lente per preparare la testa, per fare discorsi con me stessa motivazionali e per prevenire le crisi di testa che mi sarebbero potute venire.

Suona la sveglia.

Sta volta era vero, non era un incubo come quelli dei mesi di preparazione: dovevo alzarmi, fare colazione, vestirmi e correre per 42 km.

Ero serena. Tranquilla, inaspettatamente impaziente di godermi la mia maratona. Dentro di me ho pensato “finalmente!”.

Ho mangiato tanto, ho chiacchierato con i miei compagni frontrunner e mio figlio Giovanni poi siamo andati alla partenza.

Due responsabili ASICS, quelli a cui ho affidato Giovanni, mi hanno chiesto che tempo volessi fare.

“3.15’!” – ho risposto sicura.

Loro, perplessi, hanno guardato la mia capretta Sara taiocchi e lei:

“Si sì ce la fa!”

Brividi mega brividi.

Partita. Stavo correndo la maratona. Piangevo col sorriso. Era vero. Stavo correndo la maratona.

Il giorno prima Stefano Baldini ha detto in un’intervista Sky:

“Per fare bene e godersi una maratona bisogna sapersi controllare.”

Ecco è stata la mia guida per 42 km. All’inizio ne avevo ma mi trattenevo perché non sarei arrivata in scioltezza al traguardo. Mi sarei bruciata.

Ho trovato il mio “passo comodo” sui 4.45-4.50 e avevo intenzione di tenerlo sino alla fine.

Continuavo a ridere, vedevo tutto così a colori…Firenze, i suoi parchi, le strade, la gente, il tifo, i cani, il rumore delle scarpe…cosa di pensa mentre si corre così a lungo?

A tutto e niente. La maratona è un vero viaggio della testa mentre il corpo percorre i 42 km ed esplora.

Il mio obiettivo dichiarato alla Registrazione della trasmissione di Sky sport Icarus era:

“Vorrei m correre una maratona come fossero solo 10 km”

E così è stato.

Oddio dal 35º avevo un dolore alle chiappe terribile 😂

La crisi di testa è arrivata al 17º quando mi hanno detto che con quel passo non sarei mai riuscita a chiudere in 3.15’. Dicevano che potevo sperare in 3.25’.

Mi sono sentita fallita, mi sentivo incapace.

Vedevo tanti km da dover percorrere per nulla. Non avevo più l’obiettivo.

Poi mi sono detta “Chissenefrega, arriviamo bene ai 21 poi vediamo” e il sorriso è tornato stampato sulla mia faccia.

Al 21º, mentre guardavo in quanto avessi chiuso la mezza, ho sentito “C’è la Beaaaa, Beaaaa, vaiiiiibeaaaaaa!”, erano le sorelle Nencioni e sapete? Mi hanno fatta accelerare!

Ecco a quel punto mi sono detta: “ora mi devo portare al 30º, attivata lì sono in salvo, è finita praticamente.”

Ci sono arrivata senza accorgermene.

Anzi pure troppo in fretta. Mi piaceva l’idea di avere tempo per me. Dovevo solo correre e pensare, 2 cose che amo fare e non ho mai tutto il tempo che vorrei per fare!

Pensavo che quel tempo era quasi meglio di quello speso a bere la mia birretta della sera perché durava di più e il viaggio di testa era migliore e più intenso di quello che si fa con una birra!

All’ingresso della pista d’atletica ho incontrato un mio compagno frontrunner e gli ho detto:

“Devo fare 12 km di allenamento, non ne ho voglia, ieri ho bevuto 4 birre, ho fatto tardi e sono stanca!”

E ho accelerato.

Capite? Non mi vedevo al 31º km di una maratona ma semplicemente all’inizio di un allenamento con voglia zero e molta stanchezza. Ho trovato un punto di riferimento che solitamente uso fare senza problemi.

Ho deciso di bere per la prima volta in vita mia. 3 volte. Al 34º per sicurezza ho preso anche un goccio di te dolce.

Così sono arrivata alla fine senza nessunissima crisi.

Se sentivo le gambe venire a meno, mettevo le braccia in posizione meditazione, chiudevo gli occhi e cacciavo un urletto.

Pensavo a Giovi, non vedevo l’ora di rivederlo. Pensavo a me, non vedevo l’ora di conoscere la Bea post maratona.

Ah dal 35º sino alla fine, ho corso affiancata dalla moto di Sky che mi filmava e il cameraman mi ha detto ad un certo punto:

“Ma come fai ad essere così fresca?”

“La birra 😂”

Sono riuscita tenere il passo che volevo quegli ultimi km proprio grazie alla moto che mi seguiva, perché odio correre con qualcuno e cercavo di a dare più veloce per seminarla 🤣 assurdo!

Chi sono ora, dopo una maratona?

  • Sono una donna a cui è cambiato per sempre il senso della fatica. Tutto mi sembra facile ora.
  • Sono una donna a cui è cambiata la percezione del tempo. È relativissimo.
  • Un’ora goduta o meglio vissuta consapevolmente dura un lampo e allo stesso tempo per sempre.
  • Un’ora spesa ad annoiarsi o riempita male dura un’eternità e non lascia nulla.
  • Sono una donna che ha ancora più voglia di godere della vita e sono grata a me stessa per come vivo.
  • Sono una donna che ha corso una maratona in 3.17’ senza nessun lungo e senza seguire tabelle maratona, senza integrazione, ma solo facendo ciò in cui credo anche contro il parere di tutti.
  • Sono una donna che ha la certezza che se ci credi, se hai coscienza, conoscenza, equilibrio e rispetto per se stessi, puoi.

Rifarai una maratona Bea?

No, non la farò, ripeto che non è per me. Farò tante altre gare, ma non una maratona. Rimarrò con la gloria interiore di questa. Unica.

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